Mi piace... ma non troppo.

Recente vincitore del premio della critica di Amici9, classificatosi terzo per il pubblico televotante, autore della canzone vincitrice al Festival di Sanremo, da settimane sugli scaffali di tutte le librerie con I sogni fanno rima, anche questa settimana al primo posto della classifica FIMI e al quindi posto del DigitalDownload con di notte, è lui: Pierdavide Carone. Di fresca fresca pubblicazione è "Una canzone pop" by SonyMusic. Il fatto che Rudy Zerby dopo aver prodotto l'album abbia deciso di cambiare mestiere sarebbe un indizio da non sottovalutare... o forse semplice cattiveria. Scherzi a parte ho come l'impressione che questo sia uno dei più bei lavori ascoltati recentemente. Sarà per quella mia propensione alla cantautorialità che da anni mi attira parecchio, sarà che da uno come lui mi aspettavo già da tempo qualcosa di buono (parto già prevenuta?) ma non riesco proprio a paragonarlo a qualsiasi altro disco uscito dall'olimpo amicesco degli ultimi anni. C'è un quid in più che mi porta a collocarlo tra i dischi "seri". Non che gli altri fossero barzellette o che li abbia cassati in pieno. Buon per lui, che almeno a me è riuscito a fare questo effetto, mal per voi che ora vi subirete tutto il mio sproloquio.
1) Una canzone pop. Sono condannato a vivere nell'agio, tra frasi senza senso e accuse di plagio. Elemento presente più di una volta tra i brani è quella che a me pare una "presa in giro" a chi della musica fa un lavoro ma non la prende sul serio. Questo è il caso dell'artista "pop" nel vero senso del termine, quasi commerciale, le cui canzoni assomigliano sempre un po' troppo a quelle di altri e i cui testi non hanno alcun significato... ma sai quanto sono poetici? Non so perchè ma questa descrizione mi ricorda qualcuno (TF)... ma d'altronde il ritornello è palesemente ispirato a qualcun altro (AB), tanto che il se suona la chitarra sorpassa pure il vento in quest ottica assume un significato ancor più marcato.
2) Mi piaci... ma non troppo. Pezzo che abbiamo avuto modo di ascoltare più e più volte da ottobre a questa parte. Più che da commentare è da ascoltare. L'arrangiamento quasi rock gli da un tono decisamente sostenuto, spiritosa e simpatica. Non male.
3) La ballata dell'ospedale. Come raccontato questa canzone nasce, banalmente, durante un ricovero ospedaliero per un calcolo renale. Il testo quindi racconta la sua esperienza di degenza, lunga, annoiante, infinita... con qua e là elementi di "denuncia" (vogliamo chiamarla così?) del sistema sanitario: hanno cambiato l'ossigeno con l'anidride carbonica. Carina la descrizione dei personaggi con cui, presumo, abbia dovuto dividere la camera: il pasticcere con la voglia di dormire, il tennista simpatico, guarito un po' troppo in fretta, lo straniero dagli odori malsani che lo portano a voler evadere... Il medico "affezionato" che non lo vuole far andare a casa. Pare allegra e divertente, ma sotto sotto ben "strutturata".
4) Di notte. Secondo me il miglior pezzo in assoluto. Certo se la batte con altri... ma ascoltandola non so perchè non riesco a non immaginarmelo in piena notte, affacciato alla finestra, che immagina tutte queste situazioni e annota tutte queste sensazioni. Ovviamente può benissimo essere che l'abbia scritto alle 4 di pomeriggio con una coca cola davanti. Melodica e malinconica. Decisamente il giusto Jolly messo in tavola per chiudere la partita nel modo migliore.
5) Jenny. Di questa ho già parlato... la storia è sempre quella della ragazza 'senza ne arte ne parte' e anche un po' sgualdrina. Decisamente ben piazzata in questo contesto dove Pierdavide ha inserito la sua esatta visione del mondo che lo circonda o che osserva. La descrizione di questa Jenny è delineata in maniera precisa e pungente, assolutamente ben fatta!
6) SuperStar. Anche di questa ho già parlato. Come preannunciato ecco ritornare il tema già presente nella prima canzone. Il tono è drammatico, malinconico, triste e descritto in prima persona. Da un lato ovviamente percepiamo la disperazione di chi racconta la sua storia ma, a mio avviso, è inevitabile percepire una certa ironia nel parlare della grande villa, del mestierante in vanità che firma solo autografi e non quello che canta e che si considera dio del Rock&Roll.
7) Tutto ciò che non sai. Questo brano è a dir poco geniale. Da un lato il tono scherzoso, la musica allegra (non mentiamoci! Di palese ispirazione molleggiata) ma si riferisce al deficit di informazione dei media. Alcuni frammenti: ciò non diranno mai è ciò che non sai, ciò che tu non sai. Non dicono di questa casa fatta di cartone, che uno stipendio-base è poco per sette persone, di quando un famiglia non arriva a fine mese, di quando le entrate non colmano le spese.
8) Trullallero Rullallà. Parlare di questa canzone mi mette un po' d'ansia, lo confesso. E' un brano talmente enigmatico che ho sempre l'impressione di non interpretarlo nella maniera giusta. Mia visione della situazione è sintetizzabile riprendendo una frase di Luciana Littizzetto: ci sono cose che si risolvono solo con un vaffa... o un trullallero rullallà. Uno a chi recita il ruolo del ritardatario, uno a chi bazzica tra stadi, banche e Montecitorio, uno per chi sta dall'altra parte e crede che sian buoni loro.
9) Guarda Caso. Il bello di questo disco penso sia proprio la varietà di temi. Decisamente ha rispettato la promessa fatta a settembre nell'ingresso nella scuola quando dichiarò di non sopportare chi scrive solo canzoni d'amore. Sicuramente non scrive sole canzoni d'amore ma gli vengono benissimo!
10) Il ballo dell'estate. Questa nota di chiusura mi ha lasciato perplessa. Ad un primo distratto ascolto pareva una decisiva caduta di stile. Poi mi è venuto in mente Cristicchi e il suo Ombrellone. A quel punto mi è stato tutto più chiaro! Già che ci sono consiglio di vedere il video di Cristicchi con il Trio medusa.

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