Manuale di caccia e di pesca per ragazze - Melissa Bank


Mi sono avvicinata a questo romanzo su consiglio di Nick Hornby. Insomma, dalla lettura del suo Una vita da lettore è possibile prendere molti buoni spunti. Altri sono così così. Come questo. Il buon Nick, sosteneva, in realtà parlando di un altro romanzo, ma non escludendo affatto di voler far riferimento anche a questo, che Melisa Bank dovesse essere una delle pochissime persone in tutta l’inghilterra (o cmq in tutto il mondo?!) autorizzata dal governo a parlare di “rapporti amorosi urbani contemporanei”, insomma, a scrivere romanzi d’amore. Io da questa nettissima presa di posizione avrei inteso che Melissa Bank sia una delle poche autrici rimaste sulla faccia della terra a saper scrivere un romanzo d’amore degno di questo nome, senza cadere nelle banalità Harmony (o nei Tiffanyes, che poi sarebbero gli Harmony del giorno d’oggi: stessa trama, copertina rigida a dare un tono e legittimare l’aumento vertiginoso del prezzo). Sono tendenzialmente d’accordo con l’idea di dittatura che Nick ha in mente sull’argomento… sul merito di Melissa Bank di essere iscritta all’albo però mi sento di nicchiare un po’.
Ogni capitolo di questo manuale di caccia e di pesca si apre con una citazione. Potenzialmente un consiglio di lettura, nella pratica non ne ho preso neanche uno. Ma questo magari è un problema mio.
Il vero dilemma che mi ha provocato questo romanzo è che ho impiegato veramente diversi capitoli per capire se l’io narrante fosse sempre lo stesso o se si trattasse di protagoniste differenti, ognuna intenta ad esporre la propria storia. I capitoli sono scollegati tra di loro, poco a far comprendere che ci sia - più o meno - uno stesso filo logico alla base di tutto. Su anobii qualcuno, addirittura, si lamenta che non sia un manuale ma un romanzo. A me sinceramente che non fosse un manuale pareva ovvio… contesto che potrebbe non assomigliare neanche ad un romanzo ma, siamo da capo: questo magari è un problema mio. Per capire meglio quello che intendo:
- Nel primo capitolo la protagonista è adolescente. E non aggiungo altro, perchè è tutta vicenda noiosa di come lei osservi la fidanzata di suo fratello in maniera malata e morbosa.
- Nel secondo capitolo è grande abbastanza da avere un fidanzato e un lavoro. Con il fidanzato va in vacanza nella casa al mare dell’ex fidanzata di lui, che ci prova, davanti al marito. Se vai in vacanza con l’ex fidanzata del tuo ragazzo a me sembra che non ti possa neanche lamentare se questa poi va un po’ in malora. E non aggiungo altro.
- Nel terzo capitolo molla il fidanzato di cui al capitolo due per mettersi con uno che ha il doppio dei suoi anni. Non andrà affatto a finire bene. Ma va?
- Nel quarto capitolo cambia nome per la quarta volta consecutiva, ora si fa chiamare Nina, ha un figlio, anzi tre, ma per qualche motivo ci interessa solo di uno, e sta per diventare nonna. Anzi, nonna-bis, grazie a quell’anima in pena di suo figlio: 30 anni, divorziato, in piena crisi di mezza età, l’uomo che nessuno dovrebbe meritarsi quale compagno della vita… e lei se ne rende conto. Ma da qualcuno dovrà pur aver preso.
- Nel quinto capitolo torniamo a due anni dopo la fine della storia con il vecchio del capitolo 3 e ancora incontriamo il vecchio del capitolo 3. La vicenda centrale è la malattia del padre: alla fine questo inevitabilmente morità, mentre il vecchio sarà troppo impegnato a fare scenate di gelosia e a farsi ricoverare anch’egli. Seguirà una valanga di pipponi mortali prima che i due si mollino definitivamente. Eureka.
- Nel capitolo sei, improvvisamente, decide di parlare di se stessa in seconda persona. Una scelta stilistica interessante… ma anche no. Con una velocità allarmante passa per la conoscenza \ amore \ convivenza con il tipo più figo che abbia mai conosciuto fino alla scoperta di un tumore, vari interventi chirurgici e conseguente chemioterapia, rasatura dei capelli ed altri eventi che dovrebbero toccarti leggermente un po’ più a fondo nella nostra esistenza. Elaborazione del dolore: sotto la soglia di guardia. Tutto questo fa cadere le braccia pensando alle palle che ci ha fatto cadere con la minuzia di dettagli dei capitoli precedenti. E comunque molla anche il ragazzo figo che la vuole sposare.
Infine giunse il capitolo sette dove sbrocca di brutta maniera: compra un libro e si mette a dialogare nela suo quotidianità con gli autori. Peccato che questo sia il famoso manuale si caccia e di pesca di cui al titolo del romanzo e che lei finisca per prendere consigli amorosi da due allucinazioni. Siamo sicuri che il tumore sia andato via del tutto? Tra l’altro, anche di questo, non è dato sapere più nulla. Però incontra Robert, che forse sarà il padre dei suoi figli del capitolo 4. Oppure no. Perchè non è dato sapere neanche questo.
Giunta a 20 pagine dalla fine ho seriamente sperato che il libro si consumasse per autocombustione. A volte lo chiudevo, mettevo sulla scrivania per riaprirlo qualche ora dopo ma constatare tristemente che il numero di pagine rimaste era sempre lo stesso. Sono giunta alla fine, ma solo per un principio morale \ autistico tutto mio personale. Questo però non è simbolico di nulla di buono. Cara Melissa Bank, non credo di volerti ancora nella mia vita.

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