Cronaca di una ordinaria mattinata al 10° piano

Cronaca di una ordinaria mattinata al 10° piano. Ma anche "mattinata a palazzo", che va bene comuque. Davanti a me campeggia un cartello scritto a caratteri cubitali 
"LO SPORTELLO CHIUDERA' IMPROROGABILMENTE ALLE 13 INDIPENDENTEMENTE DALLA CODA. LA LISTA, COMPILATA DAGLI AVVOCATI, NON VERRA' TENUTA IN CONSIDERAZIONE DALLA CANCELLERIA"
Primo dato evidente: c'è qualcuno che abusa di avverbi almeno quanto me. C'è da domandarsi se questo sia un servizio pubblico e come questo possa coinciliarsi con emergenze, scadenze ed esigenze dell'utente medio dello sportello in oggetto e se questo sia lecito. No, questo non è lecito ma comunque la vincono loro: alle 13 chiudono le porte e tutti gli altri con le loro ragioni di attaccano.
Il clima è teso sin dall'orario di apertura. Tutti sperano di racimolare una buona posizione in coda, tutti sperano di riuscire a passare in mattinata. Non sarà così: è una lotta al più forte.
La folla trova il modo di autogestirsi: compila un fogliaccio bianco inserendosi, l'uno dopo l'altro, in una ordinata lista numerata. I professionisti più volenterosi, o semplicemente più avezzi all'impresa, rimangono a vegliare più che possono sulla lista suddetta avvertendo più che si può i prossimi all'avvicinarsi del loro turno. 
Lo sportello è così organizzato: una enorme vetrata a proteggere la categoria protetta. Tutti gli altri in cattività, abbandonati al loro destino, su fredde panchine in marmo, ad osservare strategiche vetrine che espongono le ultime aggiornatissime riviste sul trascorrere del tempo. 
Detto questo, io sono piuttosto certa che la giustizia necessiti di riforme, che sia nuovamente necessario mettere mano al codice di procedura civile, tagliare dei pezzi ed aggiungerne altri, di sensati possibilmente.... ma forse forse, il primo vero ritocco da compiere, giusto per evitare che, come si suol dire "i processi durino 10 anni" è impedire che cose come queste siano scene di ordinaria follia. Che se una volta fatta tutta la coda, trascorse almeno due ore ad aspettare il proprio turno per poter parlare con l'unica persona che si trova dietro il vetro al nostro servizio, tutto ciò che ti venga risposto non sia "io questo non lo so... non sono di qui", la vera prima grande riforma dovrebbe essere fatta ad altri livelli. Rendendo il sistema più funzionale, non per mettere ulteriormente i bastoni fra le ruote aggiungendo, alle regole procedurali arcane con le quali è necessario convivere ogni giorni, una confusione burocratica insensata. 

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