Chi non ha talento insegna

Oggi ho avuto un epifania: ho capito il vero significato del modo di dire chi non sa fare insegna. Devo ammettere che prima, nel passato remoto delle mie realizzazioni personali, non prendevo la cosa dalla giusta prospettiva. Forse ero troppo studentessa e troppo poco cittadina del mondo. Forse guardavo con un po' troppo incando la figura dell'insegnante, neanche fossi ancora in prima elementare. 
La maestra delle elementari era la nostra guida: colei che ci insegnava le meraviglie del mondo e che ci faceva un po' da seconda madre per molte ore al giorno. Era in possesso di tutte le risposte che potevano soddisfare le nostre curiosità.
Il professore era colui che ci ha insegnato a diventare grandi. Non era più il momento dell'incanto e dei complimenti gratuiti ma ci ha portato ad usare il Lei per rivolgersi a qualcuno, ci ha fatto capire che non eravamo più bambini e ha violentemente strappato la geografia dai nostri quaderni per lasciar spazio al latino.
Infine si arriva nel dorato mondo accademico. Coloro che stanno al di la della cattedra si chiamano sempre professori ma sono dei professionisti pronti a dispensare saggi consigli di vita professionale a nostro uso e consumo.
Ecco quindi il giorno in cui usciamo anche da quel mondo, quello in cui siamo pronti a spiccare il volo con le nostre ali... e dopo qualche battito ci guardiamo indietro, abbiamo la nostalgia di quello che è appena passato ma anche l'occhio critico grazie alla nuova acquisita esperienza. Sarà una esperienza piccola piccola, povera, che ancora deve ingranare ma che si alza tassello dopo tassello, giusto quel po' di capire che non proprio tutti quelli che avevi incontrato sul tuo cammino non erano affatto quei professionisti che pensavi. Capisci che, come accadeva al liceo, molti di quelli che avevi davanti ti raccontavano una realtà che avevano solo letto su un libro. Ti raccontano quanto altri hanno detto o quanto altri hanno fatto. Riportano minuziosamente, indicizzano, riassumono, fanno ampie classificazioni dell'operato altrui. E poi criticano. Criticano quanto altri, che come loro hanno attraversato lo stesso dorato mondo accademico, ma che da quel traguardo avevano piegato le ginocchia per fare un bel balzo altrove, hanno fatto. Come se tutto quel lavoro altrui letto gli avesse insegnato a farlo a loro volta. 
Ho come l'impressione che se guardassi un meccanico aggiustare automobile per anni non sarei affatto in grado di farlo a mia volta. Magari oltre a guardarlo mi sarei studiata libri di meccanica sul funzionamento di motore, pistoni e impianto di alimentazione ma non c'è assolutamente verso di poter mettere i piedi in testa a chi quotidianamente si sporca le mani di grasso, ha studiato anche lui cos'è un trasduttore, ma quando sente la macchina fare un rumore capisce al volo di che si tratta. Senza tirare in ballo i principi fondamentali.
Ecco. Chi è riuscito a fare quel balzo ora fa. Gli altri, con presunzione, insegnano. 

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