Palinsesti estivi: "Il ciclone" su calale 5
«Sì, perché il ciclone, quando arriva, non è che t’avverte. Passa, piglia e porta via. E a te, ‘un ti rimane altro che restare lì, bòno bòno a capire che, forse, se ‘un fosse passato, sarebbe stato parecchio, ma parecchio peggio»
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Anno 1996, è il secondo film da regista di Leonardo Pieraccioni. Ambientato nella campagna toscana, racconta le vicessitudini di una particolare famiglia abitante da sempre nel tipico paesino. Levante, Selvaggia e Libero sono tre fratelli, interpretati dallo stesso Leonardo Pieraccioni, Barbara Enrichi e Massimo Ceccherini, alle prese quotidianamente con la contabilità delle piccole botteghe locali, il segnale ballerino del cellulare, antenne casalinghe costruite con i coperchi delle pentole ed altri problemi, più o meno, tipici delle piccole realtà.
Tutta questa quotidianità un giorno, però, viene interrotta. A portare scompiglio è un bastimento carico di freschezza. Per meglio dire: un pullman pieno di ballerine giunte, a passo di flamenco, a donare ritmo alla monotona vita di campagna dei protagonisti.
Elementi degni di nota:
- il primo passaggio sul grande schermo di Gianni Ferreri: il vicesovraintendente Ingargiola, almeno 4 anni prima della stagione d’apertura di Distretto di Polizia;
- Mario Monnicelli, che senza farsi riprendere neanche per un secondo riesce a dettare il ritmo del film;
- Natalia Estrada all’epoca famosa, più che altro, per essere la moglie di Giorgio Mastrota, che veste per la prima volta il ruolo d’attrice senza, però, apparirci più di tanto a proprio agio;
- Tosca D’Aquino, con una interpretazione degna della migliore sceneggiata!
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